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L'Altare di San Carlo

 
L'altare di San Carlo  
 
 
Il particolare della tela  
 

E passiamo all'altare del Crocifisso, detto comunemente di S. Carlo: il primo cominciato e l'ultimo finito. E non senza ragione. La famiglia Bonettini, che con S. Carlo vuol conservare un rapporto privilegiato, non si voleva far precedere da nessuno: offre l'altare già nel 1736 e scrive sulla mensa che sul dono fatto essa non si riserva nessun diritto. Un atto generoso che i malegnesi si aspettavano avesse un seguito con l'ancona e la pala, magari da altra famiglia delle tre "onorevoli" citate nel Catastico del Podestà Veneto di Brescia Giovanni da Lezze del 1609. Essendo da tempo già emigrati a Esine i Casari, degli "onorevoli" eran rimasti coi Bonettini solo i i Vertua, che dai Casari avevano acquistato anche la casa cinquecentesca (l'ex canonica). Ma i Vertua pensavano solo a prendere e non a dare (a esempio: l'antica canonica della Chiesa Vecchia col vasto terreno adiacente, dando alla parrocchia in cambio l'ex casa Casari). I malegnesi, sempre inizialmente deferenti nei confronti dei "siur padrù", aspettano dieci, venti, trenta, quarant'anni, ma quando, andando verso i cinquanta, vedono finiti tutti gli altri altari, rovesciano le loro tasche e cacciano i soldi per farsi una bellissima soasa di ricchi marmi, in prevalenza bianchi e rosati, e scrivono a chiare lettere sulla cimasa, testimoni due angeli che quella è stata fatta con le loro elemosine: "Elemeosynis confectum MDCCLWWW". Non più reperibile il Carloni che aveva dipinto tutti i tre altari laterali, affidano a Sante Cattaneo di riprodurre la pala dell'altare del Crocifisso dipinta in Chiesa Vecchia da Camillo Rama, là ancora oggi visibile dopo un pessimo restauro di anni fa. Ma essendoci più spazio da occupare con il Crocifisso, S. Carlo e Santa Caterina d'Alessandria (senza ruota stavolta, ma con la corona in testa e la palma del martirio in mano) ecco altri due santi "nuovi". Il vecchio inginocchiato con accanto il barbone da cui irraggia la scritta "Charitas" è S. Francesco di Paola (1416 - 1507) il francescano calabrese fondatore dell'ordine dei Minimi, il santo del "digiuno quaresimale per tutta la vita", il difensore dei poveri che davanti al Re di Napoli il quale con un cumolo di monete d'oro vuol comprarsi la sua amicizia gliene spezza una che miracolosamente gronda sangue: "È il sangue dei vostri sudditi e grida vendetta a Dio!" Errata p l'attribuzione finora fatta a S. Camillo de Lellis della figura posta dietro quella di S. Carlo. Quell'angioletto che gli stà davanti e col ditino chiude la bocca come se intimasse il silenzio ci svela che quello è S. Giovanni Nepumoceno (1330 - 1383), canonico in predicato di essere fatto vescovo, confessore alla corte del re di Boemia il quale prima con lusinghe e poi con torture, vuol strappargli i segreti della confessione di sua moglie, la regina. Sarà il Santo dell'inviolabilità del segreto confessionale e come tale è stato introdotto nella pala malegnese per motivi pastorali: diminuire il numero degli "inconfessi" che ogni parroco allora doveva diligentemente ogni anno contare per riferirne al suo vescovo.


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