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Malegno
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Amministrazione
 

 
     
Uffici e documenti  
 



 






























 


Le Statue della Navata

 
La statua di San Giuseppe
 
 
La statua lignea di San Rocco risalente alla fine del Settecento
 
 
La statua dell'Immacolata
 
 

Che siano di Beniamino Simonice l'ha assicurato poco tempo fa il critico d'arte Fiorella Minervino, docente all'Università di Parma e collaboratrice del Corriere della Sera, la quale avendo studiato le sculture di Cerveno ed avendo reperito in quell'archivio parrocchiale la ricevuta delle "some di vino per le figure fatte nella chiesa di Malegno" stesa dal Simoni stesso, è venuta nella Chiesa Nuova, è salita fin su all'altezza delle statue per rilevarne anche i più piccoli dettagli, come sarebbero ad esempio le unghie, e non ha avuto dubbi nel confermare per tutte le cinque statue la paternità del Simoni nonchè il loro valore artistico, nonostante il materiale povero con cui quel valore si esprime. Certamente la statua dell'Immacolata, ispirata al "Grande Segno" apparso in Cielo al veggente dell'Apocalisse, le supera tutte in bellezza, ma anche le altre, se ben si san leggere, rivelano una grande potenza espressiva. I motivi che han portato i Malegnesi a volere con la statua della Madonna quelle di quei due santi e diquelle due sante van fatti risalire alla loro solida cultura religiosa ed al loro radicamento nella tradizione. Non è forse S. Giuseppe l'uomo chiamato "giusto" dal Vangelo che ha assicurato col suo lavoro condizioni umane di vita alla Sacra Famiglia? Non è Giovanni Battista "il più grande degli uomini", come ha detto Cristo stesso, l'uomo di coraggio che fronteggia i prepotenti? E la madre della Madonna che la tradizione risalente al tempo dei vangeli apocrifi ha chiamato Anna e che le spose malegnesi da secoli invocano nel corso delle loro maternità, non è degna di una staua? E quella Santa Caterina d'Alessandria la cui "passione" ha edificato i cristiani fin dai primi secoli e la cui carità continua a manifestarsi proprio a Malegno nell'Ospizio dei fanciulli derelitti di cui è protettrice, non deve avere questa particolare distinzione nella Nuova Chiesa parrocchiale? (La pala dell'altare del Crocifisso che ritrae la Santa non era ancora stata dipinta ed ai Malegnesi occorreva solennemente ribadire di fronte a Dio ed anche di fronte ai ricorrenti usurpatori che l'Ospizio in fondo a Campello era di Malegno. Associamo nella descrizione delle statue del Simoni la più antica statua lignea di Malegno: quella di S. Rocco che non ha collocazione nelle nicchie della navata, ma dal 1939 è posta in una nicchia laterale a fianco dell'altare dei Morti. É del '500 e quindi proviene o dalla Chiesa Vecchia, o meglio ancora, dall'Oratorio di S. Rocco, cioè dalla cappella dell'antico cimitero che circondava da ogni lato la Chiesa Vecchia, cappella posta tra la sagrsstia della chiesa ed il confine sud del cimitero sul quale fu costruito il muro della casa comunale a cimitero espurgato. Dallo stesso Oratorio, se i motivi floreali di tipo cimiteriale non ingannano, dovrebbe provenire anche la cancellata che chiude il vano dov'era collocato un tempo il fonte battesimale e che è sovradimensuionata rispetto alla larghezza dell'apertura di quel vano. Com'è noto S. Rocco è il Santo che i Malegnesi hanno invocato contro i pericoli di pestilenze degli uomini e del bestiame. A questa funzione di "Santo ausiliatore" S. Rocco si era prima affiancato, per poi sostituirlo, a S. Sebastiano il cui culto continuò bella Chiesa Vecchia fino ai tempi dell'ultima guerra: ogni anno il 20 gennaio vi si cantava una messa in suo onore. Per la celebrazione per la festa di S. Rocco ogni anno, durante l'alpeggio (e in inverno) veniva offerta una "cagliata" nel caseificio turnario, messa all'asta sul sagrato la domenica antecedente, dopo la Mess'alta.


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