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Il "Santel del'Ora"
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| Il "Santel del'Ora" |
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Chi percorre la strada panoramica Malegno-Breno (la ex romana), a circa
800 metri dal ponte vecchio, proprio nel punto più panoramico,
trova una cappella: "Santel de l'Ora". Qui ogni pedone si ferma,
anche solo per ammirare il panorama; fermiamoci anche noi per raccogliere
alcune notizie storiche.Detta cappella sorge a picco roccioso sulla statale
42 e più ancora sulla linea ferroviaria S.N.F.T. Brescia-Edolo.
La proprietà sembra essere del comune di Malegno; lo dimostrerebbe
la grafeta della mappa che la collega con la strada comunale a ovest.
Le sorelle Sigale però hanno sempre sostenuto la loro proprietà
del Santel.
N.B.: Le Sigale o Camine, secondo gli anziani del posto, erano due sorelle
Baffelli. Una si chiamava Maria; dell'altra non ho potuto raccogliere
nemmeno il nome, anche perché il loro nome personale non era importante:
tutti le chiamavano "Sigale o Camine"; Sigale dal soprannome
del padre "Sigala", "Camine" perché abitavano
la casa (attuale Flelli) dove era venerata la Madonna del "Camì"
patrona dei viandanti che si mettono in cammino (detta Madonna del Camì
è ancora visibile in via Crodure).
Le Camine erano proprietarie del terreno adiacente al Santel de L'Ora,
terreno che poi lasciarono alla parrocchia di Malegno. Fin che vissero
curarono il decoro della cappelletta come cosa propria.
Origine del Santel
Come spesso capita, non si hanno notizie storiche sulla sua origine, ma
sappiamo che sempre e dovunque i luoghi eminenti (promontori, colline,
dossi ecc.) presso ogni popolo venivano dedicati o alla divinità,
come luoghi di culto, o anche solo a luoghi di sosta come "belvedere"
per ammirare il panorama, quindi erano luoghi di incontro collettivi;
anche Dio nel Vecchio Testamento spesso vieta agli Ebrei i promontori
su cui trovavano o costruivano saccelli per adorare divinità pagane.
Facilmente furono questi anche i motivi dell'origine del nostro "Santel":
il bel posto panoramico.
Origine del nome
Fra i significati che ha la parola "ora" v'è anche quello
di "aura, soffio, venticello, auretta, vento che viene dal lago"
ecc. (vedi Zingarelli e altri dizionari). E questo senso è recepito
largamente anche dal nostro buon popolo, specialmente dai contadini che,
in tempi andati, ma anche adesso, misuravano perfino il tempo dall'"ora".
Infatti quando sentono spirare l'Ora, cioè l'aria che viene dal
lago, sanno che è vicino il mezzogiorno, a meno che ci si trovi
in giornate afose, e allora l'ora incomincia a spirare un po' più
tardi. E' chiaro quindi che il nostro Santel ha preso il nome da questo
fenomeno, proprio perchè si trova in un punto in cui si sente prima
e meglio che altrove l'aria che vien e dal lago d'Iseo, tanto che in quel
punto v'è sempre fresco per l'aria che soffia; lo conferma poi
anche il nome del luogo: "Dos de l'Ora" nome che si conserva
fin sul comune di Lozio.
Datazione e storia del Santel
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Certamente la forma attuale risale almeno al 1600-1700, anzi, a giudicare
dal timpano, si potrebbe risalire ulteriormente nel tempo. Non sembra
però accettabile l'ipotesi di chi vuol vedere i segni dell'abside
romanico, e quindi far risalire l'origine del Santel al secolo XII.
Dai restauri non è risultato nessun indizio di forma absidale;
anche le due ampie finestre, che sembra siano esistite all'inizio ai lati,
non hanno nulla a che fare con le bifore romaniche; erano facilmente semplici
finestre per ampliare la vista del panorama.
Sappiamo ben poco anche della storia del Santel in questi secoli di vita;
facilmente avrà subito le solite peripezie del tempo e delle cose
di questo mondo. In principio avrà avuto un'umile origine fino
a raggiungere un grande onore, poi indifferenza, trascuranza, magari dispregio,
poi di nuovo onore con nuovi restauri ecc. Certo all'inizio del 1900 deve
essere stato più che fatiscente se nel 1919 fu completamente restaurato
e dipinto come risulta da due iscrizioni ancora leggibili. La prima dice:
"Rest. A.D. 1919 per voto di offerenti privati". L'altra esprime
riconoscenza alla madonna: "Grazie a Voi Regina del cielo e della
terra d'aver conservato i nostri figli nella terribil guerra".
Restauri del 1919
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E'storico quindi che dopo il conflitto 1915-18 il Santel fu restaurato
per voto di alcuni privati,facilmente familiari di ex combattenti.
La parte muraria fu eseguita dall'impresa Leone Baffelli; invece la parte
pittorica fu eseguita dal pittore bornese Enrico Andrea Peci.
Il pittore seguì un disegno ormai tradizionale da secoli, cioè,
partendo dalla creazione da parte di Dio Padre, alla luce dello Spirito
Santo, arrivò alla Redenzione operata dal Figlio che venne a noi
per mezzo di Maria.
I principali santi, venerati dai fedeli del posto, completarono poi il
disegno che così divenne un catechismo illustrato.
Per maggior chiarezza e completezza, illustriamo i singoli scompartimenti
di tutto il Santel decorato.
- Al centro della volta: l'occhio di Dio nel tradizionale triangolo.
- Nella parete di fondo dell'abside: nella lunetta triangolare in alto:
lo Spirito Santo in forma di colomba; e nella lunetta curva: Dio Creatore
col mondo nella sinistra.
- Come pala: la Madonna che adora il Bambino sulle ginocchia e la soprascritta: "B.V. delle lagrime".
- Pagliotto dell'altare: Anime purganti.
- Primo lato sinistro: lunetta triangolare in alto: S. Giov.Battista;
parete sottostante: S. Pietro.
- Secondo lato sinistro, lunetta triangolare: iscrizione invocatoria;
parete sottostante:
S. Antonio Abate e S. Lucia.
- Primo lato destro: lunetta triangolare, S. Giuseppe; parete sottostante:
S. Andrea apostolo.
- Secondo lato destro: lunetta triangolare, decorazione scomparsa; parete
sottostante: due santi ormai irriconoscibili.
Così ben restaurato il Santel riprese un altro periodo della sua
storia, storia che durò fino ai nostri giorni.
I restauri degli alpini
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Purtroppo ancora una volta, per l'incuria di tutti, per il decorrere
del tempo e, diciamolo, anche per opera di mani vandaliche, la cappelletta
fu ridotta in pessime condizioni. Il tetto stava crollando e faceva acqua
dovunque; anche la parte muraria era in pericolo di crollo, una colonna
stava sgretolandosi, mentre le pitture o scomparse per l'umidità
o deturpate da sgorbi e da iscrizioni irriverenti. La cancellata in ferro
era sconnessa e quella in legno, ormai scomparsa; il muricciolo ai lati
e all'ingresso del pronao quasi demolito; il pavimento in cotto strappato
ecc. ecc.
Proprio sul finir del 1976 gli alpini di Malegno, visto lo stato di incuria
in cui era lasciato il Santel de l'Ora, sollecitati dalla richiesta popolare,
e in collaborazione con l'amministrazione comunale che fornì i
materiali, si rimboccarono le maniche, e con quell'entusiasmo che li caratterizza,
spinti anche dalla tradizionale divozione mariana dell'alpino, organizzarono
squadre di volontari che si alternavano al sabato e alla Domenica. Il
loro lavoro, durato parecchi mesi, portò a un completo restauro
dell'artistico manufatto.
Divozione alla Madonna del Santel de l'Ora
Già il fatto che in quel posto e da tempo immemorabile sorge la
più artistica delle innumerevoli (85?) santelle dedicate alla Madonna
a Malegno, questo solo fatto, ripeto, prova da se stesso la divozione
dei malegnesi alla Vergine, venerata in quel posto, certo per un particolare
motivo.
Se aggiungiamo poi, che quella strada era frequentata non solo dai cittadini
di Malegno, ma anche da tutti quelli che volevano passare nell'alta valle
(come già detto, quella era l'unica strada che proseguiva per Montepiano-Losine-Cerveno
ecc.) dobbiamo concludere che il Santel de l'Ora attirava l'attenzione
di innumerevoli altri fedeli che certamente, passando, accettavano l'invito
scritto sulla santella de "Nidù": "O passegger che
passi per questa via, non dimenticar di dir un'Ave Maria".
Prova della divozione erano soprattutto gli innumerevoli, e forse preziosi "ex voto" per grazie ricevute, "ex voto" che fino
a poco tempo fa ornavano le cappella.
Il Santel de l'Ora era soprattutto meta e sosta delle ormai tramontate "Rogazioni" per la benedizione della campagna; ultimamente si
celebrava anche la S. Messa in detta occasione, ed erano molti i fedeli
che vi accorrevano.
Dopo la prima grande guerra (1915-18) Malegno non trovò di meglio
per ringraziar la Madonna che il restauro del Santel de l'Ora. Anche oggi,
chi passa non dimentica un cenno di venerazione.
Tratto:"dall'opuscolo edito dalla biblioteca Comunale di Malegno
-Il Santel de l'Ora- di Antonio Medici 1977"
Pagina a cura del Comune di Malegno
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