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Angelo Alfredo Argilla

Nato il 13.4.1915 a Breno da genitori "ignoti", passa a Malegno la sua giovinezza.

Sottoufficiale di cavalleria rientra in Valle Camonica dopo l'8 settembre 1943 (armistizio e fuga del Re) ed è tra i primi ad andare in montagna per sfuggire al reclutamento forzato da parte della sedicente Repubblica di Salò. Don Carlo Comensoli lo annovera nel suo "Diario" in data 14.12.1943, tra gli aderenti alle neocostituite Fiamme Verdi insieme a personaggi del calibro dei fratelli Levi, di Giacomo Cappellini, di Giacomo Mazzoli, di Giulio Mazzon, Ceriani, Tino Tognoli e Antonio Schivardi (vedasi in "Difendo le Fiamme Verdi" di Ermes Gatti). Diviene aiutante del Comando centrale delle Fiamme Verdi, staffetta e portaordini di Giacomo Cappellini al cui distaccamento, il C8, è aggregato.

Insieme a Vittorio Domenighini installa una radio ricetrasmittente clandestina a Malegno in via Sergola, dove abitava, ed è qui che viene prelevato il 15 ottobre 1944 insieme a Vittorio Domenighini dalla polizia politica ed internato a Mauthausen dopo essere stato inutilmente percosso, seviziato e torturato per costringerlo a rivelare i nominativi di altri partigiani e la localizzazione dei Comandi e dei depositi di armi e viveri. Si ha notizia della sua morte nel Lager di Mauthausen il 5 febbraio del 1945. Don Carlo Comensoli (ispiratore e coordinatore del movimento partigiano camuno) nel suo Diario registra la notizia dell'arresto con il seguente commento: <<.... dopo quella di Luigi Ercoli è la perdita più grave>>. Lo stesso Giacomo Cappellini, medaglia d'oro della Resistenza,così si esprime nella sua lettera del 16 ottobre 1944 al Comandante delle Fiamme Verdi Ragnoli: << .... sono rimasto solo dopo la presa del mio aiutante Argilla Alfredo. Purtroppo un fatto del genere non ci voleva>> (vedasi in "Giacomo Cappellini" di Don Daniele Venturini).

La figura di Angelo Alfredo Argilla, malegnese per origine (alcune fonti lo danno per fratello da parte materna del Vittorio Domenighini il che spiegherebbe anche il cognome di fantasia attribuitogli) o per elezione si staglia dunque come quella di un giovane animato da amore per la libertà, generoso ed altruista, pronto a rischiare la propria stessa vita pur di offrire un futuro democratico alla propria comunità in cui ha vissuto ed operato fino al momento della cattura e della deportazione. Curiosamente al "patriota" Angelo Argilla è dedicata una via dell'abitato di Erbanno (Darfo B.T.), come attesta la copia della foto che si allega, mentre nulla ricorda a Malegno il suo sacrificio. Per questo motivo l'Amministrazione comunale ritiene giusto onorarne la memoria intitolando a lui e a Vittorio Domenighini, che ne condivise il percorso umano e la tragica fine, la Palestra Comunale esistente nell'area scolastica, come tale mèta della gioventù malegnese cresciuta o destinata a crescere in un regime libero e democratico per il quale giovani come Argilla e Domenighini si batterono e diedero la loro vita.


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