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L'On. Aldo Caprani
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Aldo (Romualdo) Caprani nacque
a Malegno in via Lauro il 10 gennaio 1899 da famiglia borghese di
orientamento laico e risorgimentale.
Il padre Giovanni, ingegnere, aveva vissuto con entusiasmo la fase immediatamente
post-risorgimentale, aveva assunto in paese incarichi di sindaco e di
consigliere comunale rendendosi promotore di alcune opere pubbliche destinate
a caratterizzare il futuro della comunità. La mamma, Caterina Pedercini,
era anch'essa di famiglia benestante (la fontana di via Valarno era chiamata
"la fontana dei Pedersì").
Il giovane Aldo crebbe "nel culto del dovere e della solidarietà",
studiò a Lovere dove ottenne la maturità classica e si laureò
in Legge a Pavia (la tesi di laurea andò però distrutta
insieme al suo studio in occasione di un'irruzione squadristica), avviandosi
presto alla carriera legale. Il suo destino incrociò però
il 1° conflitto mondiale che gli fece maturare progressivamente una
coscienza pacifista e antimilitarista (1).
Nell'immediato primo dopoguerra Aldo Caprani aderì al Movimento
degli ex-combattenti fondato dal brenese Guglielmo Ghislandi e da Augusto
Monti. Poi con Ghislandi, Emilio Lussu e Gaetano Salvemini maturò
via via un orientamento socialista che lo portò, nel giro di pochi
anni, a scegliere il comunismo come utopia storicamente realizzabile.
Nel 1925-1926, quando il regime fascista si era ormai imposto con la violenza
(2), Caprani diventò il responsabile dei nuclei clandestini del
Partito Comunista d'Italia per la provincia di Brescia, mentre il suo
studio professionale di Brescia veniva assaltato e devastato con il solito
rito fascista del getto degli incartamenti e del mobilio dalle finestre
e rogo finale.
L'Avv. Aldo Caprani dovette così adattarsi ad una vita grama e
all'emarginazione dall'ambiente professionale. La casa paterna di Malegno
dovette essere venduta. La famiglia si trasferì in una casetta
situata nei pressi dell'attuale sede della filiale di Malegno della Banca
di Valle Camonica. Farsi una famiglia era diventato per Aldo Caprani,
come per tanti altri militanti
politici antifascisti, un rischio insostenibile (3).
Con un escamotage riuscì a fuggire in Francia dove si unì
ai gruppi dei "fuoriusciti" antifascisti italiani e di mezzo
mondo. Là si iscrisse alla Sorbona dove conobbe e frequentò
personaggi del calibro di Palmiro Togliatti e Mao Tze Tung e per mantenersi
si adattò a fare il muratore, il "picador" (colui che
preparava le scanalature per incassare i cavi elettrici) e il boscaiolo.
Sorvegliato e spiato dalla polizia segreta fascista cercò di arruolarsi
nelle milizie volontarie accorse a difendere la Repubblica spagnola, ma
venne scartato per un vizio cardiaco.
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La Spagna cedette nel 1939 sotto il tallone di ferro e fuoco del "franchismo",
sostenuto da Hitler e Mussolini e, poco dopo, anche la Francia venne occupata
dalle truppe naziste.
Insieme al gruppo dirigente antifascista rifugiato oltralpe Caprani venne
internato nel campo di concentramento di Vernet finchè non fu rimpatriato,
in regime di sorveglianza, sulla scorta di un accordo tra la Ghestapo
e Mussolini.
Per sopravvivere prese contatto con l'avvocato Cesare Vaiarini di Manerbio,
figlio di una sorella di sua madre il quale lo accolse nel suo studio;
quando arrivò a Manerbio, tuttavia, l'avv. Cesare Vaiarini era
morto da pochi giorni, cosicché la vedova gli affidò lo
studio legale grazie al quale potè riprendere l'attività
professionale.
Quando scattò l'armistizio (8 settembre 1943) Aldo Caprani era
a Como con Leonida Bagarelli. Rientrato in Val Camonica trovò rifugio
in Valsaviore e partecipò alla formazione della 54° Brigata
Garibaldi di cui fu il Commissario politico (4).
Dopo la Liberazione
l'avv. Aldo Caprani venne eletto consigliere comunale della città
di Brescia, la cui amministrazione fu presieduta dal brenese Guglielmo
Ghislandi, primo sindaco della città liberata.
Alle elezioni del 2 giugno 1946 fu eletto
anche deputato all'Assemblea Costituente, incaricata di redigere la
Carta costituzionale della nuova Repubblica.
Alla "Costituente" l'On. Avv. Aldo Caprani si occupò
anche di cose "minute" come quelle riguardanti il problema degli
alloggi, dell'epurazione, dei convitti per i figli dei partigiani e combattenti,
della situazione degli stabilimenti bresciani, della situazione giudiziaria
provinciale, degli usi civici, dello sfruttamento idroelettrico delle
valli, ecc.
Con Ghislandi promosse ad Edolo la scuola tecnico-forestale "Meneghini",
voluta dalle cooperative dei boscaioli. Pubblicò il periodico "La
voce della Valle Camonica".
Caprani venne meno l'11 agosto del 1947 a causa dell'aggravamento del
difetto cardiaco, evidentemente trascurato nelle vicende di una vita avventurosa
e spericolata.
Negli anni immediatamente successivi si svolsero alcune intense commemorazioni.
Nel cimitero di Malegno esiste ancora oggi il loculo perenne dedicato
all'unico Deputato della storia di Malegno.
Negli anni seguenti subentrò però la dimenticanza e per
certi versi la rimozione dalla memoria collettiva.
Negli anni '80 del secolo scorso l'Amministrazione comunale gli ha intitolato
il tratto di via che collega il centro storico del paese al bivio per
Lozio.
Il Prof. Gregorio Baffelli ne ha ricostruito la biografia umana e politica
nel numero del marzo 1985 de "Le voci di Malegno".
Il Circolo Aldo Caprani di Malegno, costituitosi per raccogliere la sua
testimonianza civile e politica, ha pubblicato nel gennaio 2004, in collaborazione
col Circolo Culturale G. Ghislandi, gli atti del convegno
su "Aldo Caprani: dagli ideali risorgimentali all'Assemblea Costituente",
svoltosi a Malegno il 18 dicembre 1999, con una corposa relazione dello
storico Mimmo Franzinelli.
1 - Nella sola rotta di Caporetto si contarono 11 mila morti e 29
mila feriti tra i soldati italiani. I prigionieri furono 280 mila e i
soldati in rotta 350 mila. I generali reagirono ordinando le "decimazioni"
e in questo modo centinaia e centinaia di soldati scelti a caso vennero
fucilati per alto tradimento.
2 - Nel solo 1923 vennero sciolti più di 500 Consigli comunali
e decine di Consigli provinciali con l'impiego del commissariamento degli
enti locali.
3 - "Sposò la causa della povera gente e ne ebbe un crescendo
di persecuzioni che sopportò con animo fermo, confortato dalla
certezza incrollabile della vittoria finale". (G. Baffelli, in "Le
Voci di Malegno", marzo 1985)
4 - Per approfondimenti vedere in "La Baraonda" di Mimmo Franzinelli-
Grafo Ed. Brescia
Pagina a cura del Comune di Malegno
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