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Girolamo Lorenzi

 
   

GIROLAMO LORENZI Giacomo Girolamo Lorenzi nacque a Malegno il 14 gennaio 1847, figlio primogenito del negoziante Pietro (Villa di Lozio 1821 - Malegno 1883) e della cucitrice Maria Giovanna Simonetti (Malegno 1813 - 1883), entrambi appartenenti a famiglie di modesta estrazione sociale e di tenui possibilità.
Il padre, originario di Lozio, dopo aver soggiornato a Breno insieme allo zio paterno Giacomo (Villa di Lozio 1775 - Malegno 1847) dedito al mestiere di artigiano battiloro, si era stabilito a Malegno negli anni quaranta del secolo aprendo un'insegna di generi da pizzicagnolo.
Il ragazzo Lorenzi, dopo aver frequentato un corso di retorica tenuto a Cividate da don Giovan Maria Parigi (Malegno 1813 - Cividate 1881), laureato in lettere a Pavia ed a lungo insegnante nel collegio Mercanti di Pisogne, appena quattordicenne seguì la vocazione sacerdotale varcando il portone del Seminario di Brescia e ricevendo, il 16 marzo 1861, la tonsura. Dopo qualche mese Girolamo mutava proposito, lasciando la veste per orientarsi verso la preparazione all'insegnamento. Sostenuto positivamente l'esame per il conseguimento della patente di maestro elementare, ottenne presso l'università di Pavia il diploma che lo abilitava ad insegnare italiano, storia e geografia nelle scuole tecniche. A soli vent' anni, nel 1867, spinto da un contagioso entusiasmo innestato su un animo profondamente religioso, fondava in Brescia, insieme a BasilioCittadini (Pilzone 1845 - Buenos Aires 1921), il settimanale strettamente culturale, a sfondo letterario, "La Voce dei giovani" che verrà pubblicato per una manciata di numeri, caratterizzandosi per alcuni contenuti essenziali quali la necessità per la gioventù di coltivare i buoni studi e l'amore per la virtù, la convinzione della perfetta coincidenza tra il bello e il buono, la difesa della purezza della lingua patria, l'ottica secondo cui la letteratura è espressione della civiltà di un popolo e strumento incisivo per l'educazione personale e universale. Nel corso della breve esperienza egli infuse alla rivista un'impronta decisamente cattolica, provocando il ritiro dall'impresa del focoso Cittadini che ormai aveva spiegato la velatura diretto verso altri lidi, per andare a collocarsi su posizioni liberali, nel composito entourage di un politico emergente qual era l'avvocato Giuseppe Zanardelli (Brescia 1826 - Maderno 1903), tanto capace quanto spregiudicato.

Risalgono a quest'epoca contatti di Girolamo con l'avvocato Giuseppe Antonio Tovini.
Nel gennaio 1868 usciva a Brescia il primo numero del quindicinale "religioso, politico, letterario" "II Giovane Cattolico", promosso con fervore dal Lorenzi allo scopo di diffondere uno strumento che "fosse dedicato alla cattolica gioventù e(...) scritto da giovani accesi d'amore per la causa della Religione, della Chiesa, del Pontefice e indirizzato specialmente ai loro compagni d'età, di speranza e di fede". Egli fu il principale redattore del settimanale destinato a durare per un biennio, riscuotendo l'apprezzamento di Mario Fani (Viterbo 1845 - Livorno 1869) e l'incoraggiamento di Pio IX espresso con lettera del 30 gennaio 1869: battagliero e audace, il foglio ebbe polemiche al calor bianco con la massonica "Gazzetta di Brescia", nata sulle ceneri dell'"Eco del Popolo".
Nell'ambito di questa esperienza il Lorenzi ebbe modo di intessere collaborazioni con diversi intellettuali del calibro dell'erudito don Antonio Lodrini (Brescia 1812- 1885), del filippino Giuseppe Chiarini (Brescia 1812 -1890), di don Luigi Francesco Fè d'Ostiani (Brescia 1829 -1907), del camuno don Nicola Ercoli (Bienno 1831 -1892), che brillerà in seguito per alcuni lavori di carattere teologico, del famoso poligrafo comasco Cesare Cantù (Brivio 1804 - Milano 1895).
Nell'ottobre del 1868 Lorenzi propose la creazione di un'associazione di studenti italiani allo scopo di favorire "non solo la professione della Fede Cattolica, ma anche la diffusione, l'incremento dei buoni studi". Inoltre ebbe mano nelI'istituzione a Brescia del Circolo dei Santi Faustino e Giovita, il cui statuto verrà approvato nell'aprile 1869. Nell'agosto del 1869 partecipò al tentativo di fondazione di un quotidiano cattolico, non andato oltre l'uscita di un numero saggio sotto il titolo de "Il buon cittadino", diario della città e provincia di Brescia.
Frattanto coltivava freneticamente la letteratura di taglio popolare, voltando contenuti religiosi in prosa e poesia: soprattutto venne attratto dal tema mariano che stava vivendo una rifioritura dopo la proclamazione del dogma dell'Immacolata e che gli ispirò versi delicati, stimolandolo a progettare un Florilegio di componimenti tratti da diversi autori. Nel 1868 ultimava il lavoro Piccarda Donati, prima di una discreta serie di operette "elogiate da reputati giornali e periodici d'ltalia, di Francia, d'lnghilterra e di Germania", tra cui anche L' aguzzaingegno, un ventaglio di aneddoti, motti, facezie e burle mutuato dalla tradizione giocosa del '500; egli aveva in animo di scrivere una dissertazione sull'umorismo e una Enciclopedia bizzarra e da ridere, circostanza che getta qualche luce su un aspetto singolare della sua personalità, forse risalente al sano atteggiamento dei Padri della Pace che con l'allegrezza e il buonumore guarnivano il loro metodo scolastico.

L'impellente necessità di trovare una dignitosa occupazione e di mantenersi agli amati studi lo spinse a spostarsi da un centro all'altro, in impieghi legati all'insegnamento: il ginnasio comunale "Schena" di Castiglione delle Stiviere (ove fu anche alunno), le civiche scuole tecniche pareggiate di Asola, l'istituto tecnico "Principe Amedeo" di Monza e il commerciale "Dupin" di Milano. Nel 1870 si trasferì stabilmente nel capoluogo lombardo, dove divenne segretario di istituzioni culturali; aprì una libreria antiquaria, esercitò le attività di bibliotecario e di precettore a favore di studenti liceali appartenenti ad "illustri" famiglie. Frequentò assiduamente l'archivio di Stato, attorno al quale si raccoglieva uno scelto grumo di notabili illuminati e di studiosi delle discipline storiche capace di dar vita nel 1874 alla Società Storica Lombarda.
Seguì i corsi dell'Accademia scientifico-letteraria meneghina allo scopo di conseguire la laurea in lettere e filosofia, desiderio vanificato da ristrettezze economiche.
Acquisì comunque la padronanza perfetta della lingua francese, imparò inglese e spagnolo; fu in grado di impartire con facilità lezioni di latino, greco, italiano, storia e geografia.
L'intenso rapporto con le belle lettere lo portò ad ottenere l'aggregazione a numerosi circoli culturali: divenne membro benemerito della Società di Fraterna Beneficenza fra gli insegnanti primari d'Italia in Torino, effettivo; dell'Universale Accademia dei Quiriti di Roma ed ordinario della Società Magnetica d'Italia; socio onorario dell'Assemblea di storia patria di Palermo, del Gabinetto scientifico di Ragusa, dell'Associazione promotrice delle arti e mestieri di Fiume, dei Concorsi Poetici di Bordeaux, delle Società Italiana di storia ed archeologia di Asti e EI-Chaik di Costantinopoli, delle accademie Florimontana degli Invogliati di Monteleone e degli Abbozzati di Sezze, di scienze e lettere di Catanzaro e Niccolò Machiavelli di Firenze; corrispondente delle accademie del Progresso di Palazzolo Acreide (Siracusa), della Valle Tiberina Toscana di San Sepolcro, Peloritana di Messina, delle scienze di Acireale, Artistica Raffaello di Urbino e dell'Ateneo di Bassano; presidente onorario dei Marini di Beaucaire, socio fondatore del Circolo Giambattista Vico di Napoli e del collegio, sociale Principe Umberto di Carpi.
Nel luglio 1875, con l'intento di conseguire "la cara soddisfazione di esercitare la propria missione educatrice presso la dolce terra natale", inviò richiesta di essere ammesso al concorso per il posto di rettore del collegio municipale attivato a Pisogne nel 1819 in esecuzione a lascito disposto dal sacerdote don Giacomo Mercanti. Purtroppo per il Nostro la direzione venne affidata al professor Agostino Candelo di Racconigi, docente a Dogliani.
Sfumata questa interessante occasione ed iniziando a manifestarsi problemi di salute, fu costretto a tornare definitivamente al paese nativo al fine di "vivere nella propria famiglia, come sempre desiderò, e in pari tempo soccorrere i genitori bisognevoli e già cadenti, coll'assistenza morale e materiale". Era il 1878".

Nel 1878 fece istanza al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento classico e storico nelle scuole medie. Nella primavera aveva rifiutato un non meglio indicato impiego in Roma procuratogli da "persona antica". In ottobre, inciso dal male che prendeva a corroderne inesorabilmente la diafana fibra, implorava, nell'accorata domanda di partecipazione al concorso per disimpegnare la titolarità di una cattedra presso il ginnasio municipale e scuola tecnica pareggiata di Breno, gli venisse concesso di continuare "con amore in quelle mansioni che da tanti anni esercita a bene della Gioventù, alla quale consacrò ogni suo studio, ingegno e fatica", di poter seguire ancora l'autentica missione della sua vita, quella del maestro cattolico, condita da un grado eccellente di umanità affinatosi alla quotidiana palestra delle privazioni.
Ottenne il posto e lo mantenne per qualche tempo insegnando italiano e, a beneficio di alcuni alunni, latino. Dopo questa docenza non si hanno più notizie di ruoli pubblici ricoperti dal Lorenzi. La sua esistenza, già disseminata di difficoltà, precipitò nello sconforto nel 1881 per la chiusura delle scuole brenesi; subì poi un brutale sconvolgimento nella primavera del 1883 a seguito della scomparsa del fratello trentaquattrenne Giovan Maria (malato da anni e morto in circostanze tragiche il 9 aprile), del padre e della madre, deceduti a distanza di due soli giorni l'una dall'altro, il 16 e il 18 maggio, "tutti rassegnati alla divina volontà".
Girolamo visse gli ultimi anni appartato, nella solitudine intellettuale e nella sofferenza, assistito dalla sorella Fiorenza e dal fratello Elia (1856 - 1910).
Il 31 maggio 1898, martedì di Pentecoste, Girolamo moriva "repentinamente", sfinito dai ripetuti attacchi della subdola infermità "cronica".

Tra le sue opere: Piccarda Donati(1868); Il novelliere italiano annotato (1870); Cola Montano.
Studio storico (1875); Il Carroccio. Sue origini e vario uso nel medio evo (1876); Firenze nel secolo di Dante(1876).

Tratto da: "Atti del convegno di studio in ricordo di -Giacomo Lorenzi Malegno, 10 aprile 1999- Quaderni della "Fondazione Camunitas - Breno (Bs)" Malegno 10/4/99 "


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