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UN <<BORGHESE>> LAICO, DEMOCRATICO E ANTIFASCISTA *
Mario Nobili nacque a Malegno il 6 agosto 1887, da Raffaele (farmacista) e Virginia Domenighini (casalinga). Frequentato il primo ciclo della scuole elementari a Malegno e il secondo a Breno, nell'autunno del 1898 intraprese gli studi ginnasiali all'Istituto "Rubini" di Romano Lombardia; passò poi al Liceo "Paolo Sarpi" di Bergamo e infine frequentò la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova, laureandosi il 1° dicembre 1910 col massimo dei voti e la lode. Completati gli studi tornò a Breno, dove intraprese l'attività professionale. Sino al 1921 la cittadina era sede di Tribunale; tra i colleghi di Nobili vi erano gli amici Gino Federici (originario di Esine), Guglielmo Ghislandi (Breno), Pompeo Morino (Edolo), come lui sorretti da una passione laica e da un anelito riformista, decisi a impegnarsi in ambito locale per la trasformazione della società. La vita forense si coniugò con l'impegno amministrativo, dapprima come segretario comunale di Malegno e dal giugno 1914 come sindaco. Collocato su posizioni radical-progressiste, aderì al movimento della Democrazia sociale, capeggiato a livello nazionale da personalità di estrazione massonica. Suo stretto collaboratore era l'ing. Giovanni Caprani, già primo cittadino di Malegno dal 1894, ideatore e artefice di opere pubbliche quali la strada d'accesso alla ferrovia (1914-1915). In veste di Sindaco l'Avv. Nobili si preoccupò di alleviare le condizioni di vita dei settori più disagiati della cittadinanza: il 15 agosto 1914 la giunta municipale da lui presieduta introdusse il calmiere "del pane ed altri oggetti di prima necessità", nel novembre 1914 le provvidenze per i "rimpatriati" (emigranti che con lo scoppio della guerra europea dovettero ritornare in Italia), consistenti in opere di pubblica utilità, per una piena valorizzazione del patrimonio comunale. Con mille lire, somma, a quei tempi, cospicua, prelevate dalla succursale brenese della Banca Bergamasca, l'amministrazione Nobili, finanziò i lavori di sistemazione delle frane nel bacino del torrente Lanico; il sindaco sollecitò inoltre offerte private, "esclusivamente per dar lavoro ai rimpatriati poveri". Durante il periodo bellico l'amministrazione municipale organizzò e finanziò "la spedizione mensile del pacco viveri ai prigionieri del comune appartenenti a famiglie disagiate" (delibera del 2 agosto 1917), sussidiò la sezione valligiana dell'Associazione mutilati e invalidi di guerra e il Patronato degli orfani dei contadini morti in guerra, sodalizi aventi sede a Breno e attivi in tutto il comprensorio camuno. La sensibilità del sindaco verso le ripercussioni della guerra sui civili fu acuita dal dolore ingenerato dalla morte al fronte del fratello Piccino, soldato di fanteria; un altro fratello, Girolamo, rimase ferito ed un terzo fratello, Giuseppe, tenete di artiglieria, fu catturato dagli austriaci e rimase in prigionia sino alla fine del 1918. Tra le realizzazioni del periodo postbellico si annoverano nell'inverno 1918-19 il rifacimento dell'antico torchio municipale, il tracciato della nuova strada di Malegno-Ossimo-Borno (in alternativa al progetto di una rotabile impervia Cogno-Annunciata-Borno). Tra gli obiettivi di maggiore rilievo perseguiti dall'amministrazione Nobili rientrò la valorizzazione delle risorse locali tramite la costruzione dell'impianto idroelettrico sul fiume Lanico, progettato dalla "Metallurgica Antonio Rusconi". Le trattative, avviate nella tarda primavera 1917, culminarono nella definizione di un'intesa tra il sindaco di malegno e i delegati della società, cav. Francesco Rusconi e avv. Maffeo Gheza; il protocollo sanciva al punto 5: "La Metallurgica Antonio Rusconi" si impegna a costruire e piazzare in territorio censuario di Malegno le centrali idroelettriche e le officine per la generazione e distribuzione dell'energia ritraibile tanto dalla derivazione di che in oggetto, come da ogni altra utilizzazione del torrente Lanico e suoi affluenti". Le controversie insorte successivamente col Cav. Rusconi in ordine alla mancata firma dell'accordo indussero alla fine il sindaco a lasciare l'incarico il 17.12.1919. L'esperienza maturata come segretario comunale e come sindaco gli valse però, dal 15 luglio al 24 ottobre 1920, la nomina a Commissario prefettizio del comune di Pisogne. La radicalizzazione politica del primo dopoguerra sospinse l'avv. Nobili dalle originarie posizioni laico-democratiche ai lidi del socialismo, nella prospettiva dell'avvento di una società liberata dello sfruttamento di classe. Nel giugno 1918 si iscrisse a un sodalizio brenese di ascendenza risorgimentale, la Società operaia di mutuo soccorso "Giuseppe Garibaldi" di Breno fondata nel 1865 per l'emancipazione dei lavoratori manuali mediante l'aiuto reciproco, onde garantire agli aderenti una cassa mutua e una pensione di anzianità. Nobili entrò nei ruoli dell'associazione come socio onorario contribuente, ovvero come finanziatore escluso dai benefici sociali stante il suo status di lavoratore intellettuale. Attivo nel movimento socialista, pose a disposizione gratuita della sezione del PSIun locale della propria abitazione in località Lanico di Malegno. Suo collaboratore fu il falegname Primo Martinazzi, referente valligiano dell'on. Domenico Viotto che da Brescia dirigeva la rete di partito in tutta la provincia. Nobili si trovò suo malgrado coinvolto nelle tensioni politiche con i fascisti, sia nel paese natale sia a Breno. Il 29 ottobre 1922 l'abitazione di Lanico fu invasa con finalità intimidatorie dagli squadristi, che devastarono la stanza adibita a sezione socialista. Il comune di Breno fu commissariato (l'allora prefetto di Brescia, Arturo Bocchini, futuro capo della polizia, designò quale commissario un suo sottoposto, esplicitamente incaricato di completare la sconfitta dei socialisti evitando il loro ritorno in municipio) e le organizzazioni politiche della sinistra decapitate. A dispetto delle frequenti provocazioni, la maggioranza dei socialisti camuni, mantenne ancora per un triennio una forma di organizzazione e l'avv. Nobili rimase iscritto al PSI sino alla fine del 1925, fin quando cioè non fu chiuso l'ultimo spiraglio di libertà. Nobili nel maggio 1924 si era ripresentato alle elezioni amministrative di Malegno, in alternativa alla lista di coalizione tra fascisti e popolari di destra guidata da Giovanni Bardella, uscendo eletto capogruppo della minoranza consiliare insieme ad altri due candidati socialisti, uno dei quali - il giovane Aldo Caprani, figlio dell'ing. Giovanni - avrebbe poi proseguito l'impegno politico nel partito comunista (culminato nel 1946 nell'elezione all'Assemblea Costituente). Il clima di intimidazione gli impedì di dedicarsi all'impegno amministrativo con la necessaria tranquillità d'animo, dato che i fascisti non tolleravano alcuna forma di opposizione consiliare. Il 27 aprile furono arrestati con Guglielmo Ghislandi una trentina di militanti, mentre altri diciassette loro compagni vennero denunciati a piede libero. L'avv. Nobili, sfuggito all'arresto si costituì dopo una decina di giorni; anch'egli fu condotto alle carceri di Brescia, imputato di violazione dell'art. 251 del Codice penale, ovvero di avere perpetrato attività antigiuridica ai danni dello Stato, concretizzatasi in eccitazione all'odio classista e in associazione a delinquere. Durante la latitanza, il comando valligiano della Milizia stilò un rapporto informativo sul conto dell'avvocato brenese con un'evidente enfatizzazione del suo impegno politico, per rimarcarne la pericolosità: "Organizzò a fondo la sezione del partito massimalista di Malegno, ospitando la sede in una propria casa in frazione Lanico. La sua opera e la sua azione di propaganda si svolse precipuamente nell'ambito dei paesi di Cividate, Malegno, Ossimo, Borno e Lozio, ove gode molta influenza personale, e ove è coadiuvato da alcuni suoi fratelli e da Martinazzi Primo". Tra i testimoni a carico dei socialisti valligiani vi fu il segretario zonale del Partito nazionale fascista per il comprensorio di Breno Cesare Perrone, secondo il quale sarebbe stato il personaggio più influente del gruppo di sovversivi di Malegno e dintorni. Nel dicembre 1926 il professionista brenese fu ammonito dalla commissione provinciale: il provvedimento comportava una serie di riduzioni della libertà di movimento, dal divieto di parlare con più di due persone all'impossibilità di frequentare locali pubblici, sino al coprifuoco nelle ore notturne. Qualora Nobili avesse dato l'impressione di mantenere una minima forma di comunicazione con altri antifascisti, sarebbe senz'altro scattato il provvedimento punitivo: l'invio al confino di polizia. Dopo sette mesi di vita ritirata, il 22 giugno 1927 l'ammonizione venne revocata. All'antevigilia del Natale 1927, quando da pochi mesi aveva ripreso ad esercitare la propria attività professionale in una situazione di relativa tranquillità, Nobili fu privato della libertà personale, imputato di quei medesimi reati già contestatigli dal giudice istruttore di Brescia, reati dai quali era poi stato prosciolto dalla Commissione provinciale: violazione degli articoli 63 e 252 del Codice penale. Il giorno stesso dell'arresto, l'avvocato fu trasferito - con le manette ai polsi - nella capitale del Regno, per essere rinchiuso con gli altri coimputati bresciani nel settimo braccio delle carceri romane di Regina Coeli, nella sezione riservata ai detenuti politici in attesa di giudizio. A poco valsero le dichiarazioni di innocenza. Il 21 gennaio il Regio avvocato militare Carlo Felice lo rinviò al giudizio del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, l'organismo creato dal regime per colpire gli oppositori: " Le sue vedute erano quelle del cosiddetto cartello di opposizione. Ampiamente provati sono i suoi contatti politici col Ghislandi. Il Nobili nega ogni sua recente attività, ma a smentirlo basta la accertata esistenza, in epoca recente all'arresto, di una sezione socialista segreta di cui egli era presidente". I magistrati incaricati del processo contro Viotto, Ghislandi e altri 136 socialisti erano di assoluta fede fascista: presiedeva la corte il generale di divisione Achille Muscarà, assistito da due ufficiali in camicia nera, il console della Milizia volontaria di sicurezza nazionale Claudio Pessani e il seniore Giuseppe De Rosis. Durante la carcerazione l'avv. Nobili ottenne (a sue spese) copia di alcuni atti processuali, da lui evidenziati a margine o sottolineati nei passi più significativi col nerofumo difiammiferi spenti, in assenza della penna che gli era stata negata. Durante ilperiodo di carcerazione la sua attività professionale fu gravemente compromessa, in quanto i colleghi - parecchi perchè aderenti al Partito nazionale fascista, altri per evitare di trovarsi a loro volta compromessi con un "sovversivo" - eludevano l'incarico di sostituirlo e di seguire le sue cause. La sentenza emanata il 21 maggio 1928 dal Tribunale speciale differenziò la posizione degli imputati, a seconda del livello di coinvolgimento nell'attività politica: "Si può concludere che gl'imputati Morino Pompeo e Nobili Mario non hanno commesso i fatti che sono a loro attribuiti e devono andare prosciolti da ogni accusa. Che dubbia è la colpevolezza degli imputati Ghislandi Guglielmo e Salvetti Luigi in ordine ai fatti a loro attribuiti e devono essere prosciolti per non provata reietà. E' rimasta invece dimostrata la colpevolezza degl'imputati Viotto, Bianchi e Ghetti". Scarcerati Morino e Nobili, Ghislandi fu assegnato al confino in una sperduta località della Basilicata; Viotto, Bianchi e Ghetti, condannati a pene variabilida 13 a 27 mesi di carcere, dovettero sottoporsi alla rigida disciplina della colonia di Ponza. Restituito alla famiglia e all'attività professionale, Nobili visse a Breno sotto costante sorveglianza, essendo considerato dal prefetto di Brescia, dott. Marri, elemento pericoloso per l'ordine pubblico. Nel 1944 l'avvocato decise di allontanarsi dalla Valcamonica, per non finire nuovamente agli arresti. Inforcata la bicicletta, si recò da alcuni lontani parenti in Veneto, a distanza di sicurezza da potenziali delatori brenesi. Sino all'aprile 1945 Mario Nobili condusse un'esistenza clandestina e raminga, portando con sè anche alcuni familiari per sottrarli a possibili rappresaglie. Il Comitato comunale di Liberazione Nazionale, presieduto dall'ing. Giovanni Montiglio, conferì all'avv. Nobili il mandato di sindaco. Verso la fine del novembre 1945 si costituì il Comitato di solidarietà Comunale di Breno, incaricato della raccolta di sovvenzioni ed aiuti in favore delle famiglie disagiate. L'amministrazione municipale organizzò la distribuzione gratuita di pasti caldi ai cittadini, preparati dalle "Cucine del popolo"!, con la possibilità, per chi non risultasse iscritto nell'elenco dei poveri, di usufruire della mensa ad un prezzo minimo. In campo tributario Nobili volle seguire un criterio di progressività delle imposte, nell'intento di riequilibrare le sperequazioni sociali. Un ulteriore aspetto della figura di Mario Nobili merita di essere posto in evidenza: dopo la Liberazione, quando egli aveva raggiunto una posizione autorevole, si astenne da ogni rivendicazione e da qualsiasi azione nei riguardi di coloro che, negli anni del regime, lo avevano perseguitato per poi - durante la Repubblica sociale italiana - indicarlo come insidioso oppositore del nazi-fascismo. Dimentico dei torti subiti, egli fu anzi prodigo di testimonianze a favore di molti che, incarcerati e processati per collaborazionismo o per delitti compiuti negli anni 1943-45, si erano rivolti a lui per ottenere credenziali e dichiarazioni miranti ad attenuare le loro responsabilità. L'amministrazione Nobili si occupò anche dell'istruzione pubblica, con l'intento di assicurare il diritto allo studio a tutti i giovani brenesi, istituendo nel novembre 1945 la quarta classe del ginnasio che, come la Scuola media e il Collegio municipale (presieduto dal prof. Adolfo Amaducci), era a carico delle finanze comunali. Il 2 marzo 1965 moriva a Breno all'età di 78 anni l'on. Ghislandi, sostituito da Nobili alla presidenza della Società operaia. Il 5 giugno del 1967 si spegneva anche l'Avv. Mario Nobili. L'azione di questi personaggi concorse, a vario titolo e con apporti personalizzati, a conquistare a Breno il ruolo di centro propulsivo della Valcamonica, fornendo al contempo un impulso notevole allo sviluppo della vallata nei campi economico, amministrativo e politico. * Gli stralci qui pubblicati grazie alla cortese autorizzazione della famiglia Nobili sono tratti dal volume "Avvocato Mario Nobili (1887-1967)" curato dallo storico Mimmo Franzinelli. Pagina a cura del Comune di Malegno
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